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    Cosa vedere e dove andare a Ravello


    Pubblicata il: 6 febbraio 2017
    Sei qui: Home > Blog > Arte & Storia > Cosa vedere e dove andare a Ravello

    Ravello è probabilmente una delle città più suggestive di tutta la Costiera Amalfitana. Si affaccia sul mare come fosse una terrazza naturale dei Monti Lattari e da sempre affascina chiunque la visiti. Molti sono i punti panoramici da cui ammirare i suggestivi paesaggi che solo la Costiera Amalfitana sa regalare e molti sono i monumenti ricchi di storia che rendono Ravello meta ambita dai turisti di tutto il mondo.

    Ravello offre una vasta gamma di opportunità, adatte a qualsiasi tipo di vacanza. Storia e monumenti antichi per gli amanti di arte e cultura, festival per gli amanti degli eventi suggestivi, spiagge mozzafiato per chi preferisce il mare e avventurosi percorsi di trekking se volete immergervi nella natura incontaminata.

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    La Storia

    Le prime notizie storiche di Ravello risalgono al IX secolo circa, quando lo Stato amalfitano inglobò in se stesso tutti i centri abitati della costa. Tuttavia, la fondazione di Ravello risale a diversi secoli prima, probabilmente in epoca romana ad opera di alcuni coloni. Grazie all’occupazione da parte di alcuni nobili della Repubblica Marinara di Amalfi ribellatisi al doge, intorno all’anno 1000 la città iniziò a prosperare, anche grazie a una famosa filatoria di lana.

    Nell’XI secolo, Ravello tentò di conquistare l’indipendenza da Amalfi costruendo una cinta muraria ed eleggendo un proprio duca. Dopo diverse occupazioni (dai normanni ai Francesi) e una pestilenza che segnarono il suo declino, nel 1818 la diocesi di Ravello fu soppressa e aggregata di nuovo all’arcidiocesi di Amalfi.

    La rinascita è avvenuta nel XIX secolo, quando Ravello è stata riscoperta da numerosi artisti e intellettuali che, visitandola, ne sono rimasti estasiati. Ha così ricominciato ad essere un’ambita meta turistica culturale e non solo.

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    Arte e Monumenti

    Passeggiando per Ravello si incontrano numerosi monumenti ricchi di arte e storia. Due dei più importanti sono Villa Rufolo e Villa Cimbrone, residenze di famiglie nobili che hanno abitato Ravello nel corso dei secoli. Villa Rufolo è stata costruita nel 1200 e le sue torri rispecchiano le molteplici influenze artistiche di Ravello, con il loro stile arabo-siculo-normanno. Degna di nota è la terrazza di Richard Wagner, così chiamata perché proprio qui, nel maggio del 1880, il famoso compositore ebbe l’ispirazione per il celeberrimo dramma musicale “Parsifal”. Proprio grazie a questo aneddoto, nella suggestiva cornice di Villa Rufolo ogni anno viene organizzato il festival wagneriano, tappa obbligata per tutti gli appassionati di musica.

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    Tra i monumenti religiosi spiccano il Duomo del 1086, fondato dal primo vescovo di Ravello, Orso Papirio e il suo museo, che contiene opere di alto rilievo e interesse come il “Busto di Sigilgaida Rufolo”, una delle più importanti sculture dell’arte occidentale del XIII secolo. Ancor più antica è la chiesa di San Giovanni del Toro, costruita nel 975.

    Tra i musei, vale la pena visitare il Museo del Corallo, che raccoglie preziosi manufatti in corallo, madreperle incise e conchiglie. La particolarità di questo museo è che le opere in esso contenute appartengono a ogni epoca storica, dai Romani ai giorni nostri.

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    Dicono di Ravello

    Si potrebbero scrivere pagine e pagine sulle bellezze di Ravello, tentando di descriverne il fascino ai tanti che desiderano visitarla o conoscerla. Ma il modo migliore per convincere qualcuno che una gita a Ravello è un’esperienza obbligata nel corso della vita, è lasciare la parola ai grandi illustri che l’hanno visitata nel corso dei secoli e che hanno scritto di lei, dei panorami, del clima, delle persone, del mare, delle montagne e delle tante emozioni che questa città ha fatto loro provare.

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    Giovanni Boccaccio (1313 – 1375), scrittore: “Credesi che la marina da Reggio a Gaeta sia quasi la più dilettevole parte d’ltalia; nella quale assai presso a Salerno e una costa sopra ’l mare riguardante, la quale gli abitanti chiamano la costa d’Amalfi, piena di picciole città, di giardini e di fontane, e d’uomini ricchi e procaccianti in atto di mercatantia sì come alcuni altri. Tra le quali città dette n’è una chiamata Ravello, nella quale, come che oggi v’abbia di ricchi uomini, ve n’ebbe già uno il quale fu ricchissimo, chiamato Landolfo Rufolo…”.

    “Decameron”, Seconda Giornata, Quarta Novella, 1350

    Leandro Alberti (1479-1552), storico, filosofo, teologo: “Poscia nella sommità del Monte è posto Rivello città, la quale benchè non sia antica, ella è però ben’edificata, che facilmente si può annoverare tra le prime e nobili città del Regno di Napoli.”

    “Descrittione di tutta Italia, nella quale si contiene il sito di essa, l’origine et le Signorie delle Città et delle Castella”, 1550

    Carl Eduard Ferdinand Blechen (1798-1840), paesaggista: “…e facemmo un’escursione a piedi sulle montagne fino a Ravello, dove pure disegnammo…”

    “Das Amalfi Skizzenbuch”

    Richard Wagner (1813-1883), compositore: “Mercoledì 26. Colazione serena e cavalcata su a Ravello, bella al di là di ogni descrizione. A Ravello trovato il giardino di Klingsor. Colazione a villa, poi caffè dall’amministratore del signor Reed, la cui moglie, una svizzera, ci ricorda Vreneli, ed è molto piacevole nella sua serietà. Cavalcata via Santa Chiara al piccolo padiglione (il panorama di Santa Chiara per me è il più bello). Fermata con cantata di Peppino. Discesa da contemplare e bella serata sulla terrazza con conversazioni sulle stelle che brillano sopra di noi, e la luna, che, come si afferma, ci guarda con le “guance gonfie e la faccia istupidita”.

    26 maggio 1880. Dal Diario di Cosima Wagner.

    Ferdinand Gregorovius (1821-1891), storico e medievista: “Entrammo poi nell’antica Ravello e ad un tratto in mezzo a queste rocce selvagge, ci trovammo dinanzia ad una città moresca che con le sue torri e case dai fantastici arabeschi offriva un aspetto completamente arabo. Essa è costruita in tufo nero, isolata ed abbandonata nel deserto verdastro della montagna. Qui il mondo è scomparso; non vi è niente altro che alberi e rocce. Al di sotto di noi, a distanza irreale, il mare purpureo. Nei giardini, torri alte e nere, bizzarre architetture di stile moresco con arabeschi semidistrutti sopra le finestre e sopra le graziose, piccole colonne negli archi. Sul mercato, accanto alla chiesa, si eleva un’antica casa moresca, anch’essa di tufo nero ed adorna di arabeschi. Due singolari colonne la chiudono agli angoli. Il tetto posa su un cornicione a volte. Questo edificio porta il nome di “Teatro moresco”. Era senza dubbio uno dei palazzi degli antichi signori di Ravello. Perché questa città oggi deserta era un tempo una fiorente colonna di Amalfi e contava trentaseimila abitanti. Ricche famiglie trapiantarono qui il lusso che doveva scaturire dall’unione con l’Oriente e con i Saraceni di Sicilia”.

    “Wanderjahre in Italien”, 1872

    Andrè Gide (1869-1951), scrittore premio Nobel: “Un mattino, spogliatomi, mi guardai; quando vidi le braccia troppo magre, le spalle, che anche con il maggior sforzo non riuscivo a raddrizzare, ma soprattutto la bianchezza, o meglio la mancanza di colore della mia pelle, provai vergogna e gli occhi mi si riempirono di lacrime. Mi rivestii in fretta e, invece, di scendere verso Amalfi, come avevo abitudine di fare, mi diressi verso alcune rocce ricoperte di erba rasa e di muschio, lontano dalle case, lontano dalle strade, dove sapevo di non essere visto … L’aria era pungente, ma il sole bruciava. Offersi tutto il corpo al suo calore. Mi sedetti, mi distesi, mi voltai. … Ci fermammo a Ravello 15 giorni; ogni mattina tornavo sulle rocce e facevo la cura”

    Da “L’immoraliste”, 1924, riguardo un suo soggiorno a Ravello nel 1902

    Edward Morgan Forster (1879-1970): “Ravello è un posto delizioso con un delizioso, piccolo hotel dove incontrammo persone piene di charme“.

    Riguardo un suo soggiorno a Ravello nel 1901

    David Herbert Lawrence (1885-1930), scrittore e poeta: visitò Ravello nel 1926 e nel 1927 e, trovando ispirazione dai paesaggi di cui poteva godere, si dedicò alla scrittura di “Lady Chatterley’s Lover”.

    Maurits Cornelis Escher (1898-1972), incisore e grafico olandese: visitò la Costiera Amalfitana più volte, ritraendo scorci di Ravello e soggiornando nel centro collinare presso l’Albergo Toro, dove incontrò Jetta Umker, la sua futura moglie.

    Greta Garbo (1905-1990), attrice: nel 1938 trascorse a Villa Cimbrone la sua breve ma intensa storia d’amore con il musicista Leopold Stokowski (1882-1977).

    Jacqueline Kennedy (1929-1994) passò le vacanze con i figli Caroline e John John a Ravello nell’agosto del 1962, ospite del Duca di Sangro nell’antica villa Episcopio per tre settimane.

    Gore Vidal (1925-2012), scrittore: “Venticinque anni fa, mi fu domandato da una rivista americana quale era il luogo più bello che avessi mai visto in tutti i miei viaggi; ed io risposi: “Il panorama del Belvedere di Villa Cimbrone in un luminoso giorno d’inverno, quando il cielo ed il mare sono così vividamente azzurri che non è possibile distinguerli l’uno dall’altro”.

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